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Cos’è la Sindrome della Crocerossina o anche nota come Sindrome di Wendy?

Cos’è la Sindrome della Crocerossina, conosciuta anche come Sindrome di Wendy, e cosa si nasconde dietro il bisogno di dedicarsi completamente agli altri?

Con questa espressione si fa riferimento a una modalità relazionale connotata da una forte tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aiutarlo e a sostenerlo, fino a mettere in secondo piano i propri bisogni.

Prendersi cura delle persone che amiamo è una parte importante delle relazioni. La difficoltà nasce quando la disponibilità diventa eccessiva, quando diventa difficile dire di no e quando il proprio valore sembra dipendere dalla capacità di essere indispensabili per qualcun altro.

La persona può così arrivare a concentrare gran parte delle proprie energie sul benessere del partner, di un familiare o di un amico, trascurando progressivamente se stessa.

Quando prendersi cura dell’altro diventa un problema

Essere presenti, disponibili e premurosi non deve diventare un problema. La differenza sta soprattutto nell’equilibrio e nella libertà con cui ci si prende cura dell’altro.

Quando la cura diventa una necessità, può diventare difficile tollerare che l’altra persona affronti le proprie difficoltà. Si può sentire il bisogno di intervenire, risolvere, proteggere, consigliare o sostenere anche quando non viene richiesto.

In alcuni casi, dietro questa modalità può esserci la convinzione, più o meno consapevole, che per essere amati sia necessario essere utili, indispensabili o necessari.

È come se il proprio valore nella relazione dipendesse da ciò che si riesce a fare per l’altro.

La Sindrome di Wendy nelle relazioni affettive

È soprattutto nelle relazioni affettive e amorose che questa modalità può diventare evidente. La persona tende a rivolgere molte attenzioni al partner, assumendosi responsabilità che non le appartengono, cercando di proteggerlo dalle difficoltà.

Può instaurare o mantenere relazioni con persone fragili, in difficoltà o che presentano problemi importanti, assumendo un ruolo di cura e sostegno.

Il partner diventa qualcuno da aiutare, sostenere o, talvolta, “salvare”.

Il problema è che una relazione fondata sulla necessità di prendersi cura dell’altro può perdere reciprocità.

La persona che si prende cura può dare molto, aspettandosi in cambio riconoscenza, gratitudine, vicinanza e amore. Ma quando questo riconoscimento non arriva nella misura desiderata, possono manifestarsi frustrazione, delusione e risentimento.

L’identikit del partner della crocerossina

Non esiste un vero e proprio “identikit” del partner della persona che assume il ruolo della crocerossina.

Tuttavia, può esserci una particolare attrazione verso persone che hanno bisogno di aiuto, che attraversano momenti di difficoltà o che mostrano fragilità emotive.

In questi casi, sentirsi necessari può diventare gratificante.

Avere qualcuno da sostenere permette infatti di sentirsi importanti e di percepire un ruolo preciso all’interno della relazione.

Il rischio è che la fatica venga progressivamente interpretata come una prova d’amore:

“Se faccio tanto per te, significa che ti amo.”

E, in modo altrettanto inconsapevole:

“Se sono così importante per te, allora non potrai fare a meno di me.”

Quando la cura diventa una sorta di scambio implicito tra sacrificio e amore, la relazione può diventare fonte di sofferenza.

Quando la dedizione diventa sacrificio di sé

Uno degli aspetti più importanti da osservare è la difficoltà a riconoscere e rispettare i propri bisogni.

La persona può:

  • avere difficoltà a dire di no
  • sentirsi in colpa quando pensa a sé stessa
  • mettere sempre i bisogni dell’altro davanti ai propri
  • sentirsi responsabile dello stato d’animo del partner
  • intervenire continuamente per risolvere i problemi degli altri
  • fare fatica a chiedere aiuto o a ricevere
  • sentirsi indispensabile quando qualcuno ha bisogno di lei
  • continuare a dare anche quando non riceve reciprocità
  • avere paura che, smettendo di essere utile, la relazione possa cambiare o finire.

In questi casi, la cura dell’altro rischia di trasformarsi in una rinuncia progressiva a sé stessi.

Cosa può esserci dietro il bisogno di “salvare” l’altro?

Le ragioni possono essere diverse. In alcuni casi possono essere presenti una bassa considerazione di sé, il bisogno di approvazione, la paura del rifiuto o della solitudine, la difficoltà a riconoscere i propri bisogni o alcuni modelli relazionali appresi nel corso della propria storia.

Può esserci anche una convinzione profonda secondo cui l’amore debba essere conquistato attraverso il sacrificio e la disponibilità.

Per alcune persone, smettere di occuparsi continuamente dell’altro significa confrontarsi con una domanda difficile:

“Chi sono io, se non sono indispensabile a qualcuno?”

Ed è proprio da questa domanda che può iniziare un percorso di maggiore consapevolezza.

Uscire dal ruolo della Crocerossina

Uscire da questo schema vuol dire imparare a costruire relazioni nelle quali cura e reciprocità possano coesistere.

Può essere necessario imparare a riconoscere i propri bisogni, stabilire dei confini, dire di no senza sentirsi in colpa e lasciare all’altra persona la responsabilità delle proprie scelte e delle proprie difficoltà.

Una relazione sana non richiede di essere indispensabili. Permette invece a due persone di scegliersi, sostenersi e prendersi cura l’una dell’altra senza che nessuna delle due debba rinunciare a sé stessa.

Quando può essere utile chiedere aiuto

Quando questo modo di vivere le relazioni diventa ripetitivo e fonte di sofferenza, un percorso psicologico può aiutare a comprendere cosa si nasconde dietro il bisogno costante di occuparsi dell’altro.

Il lavoro terapeutico può permettere di riconoscere i propri schemi relazionali, comprendere i bisogni che vengono trascurati e sviluppare una modalità di relazione più equilibrata, nella quale sia possibile prendersi cura dell’altro senza smettere di prendersi cura di sé.

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